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come ruggine

Ascolta il rumore del treno che lascia la valle, sparendo in una galleria. “Non riesco proprio a dimenticarmi il tuo sorriso. Sorrisi ne ho visti tanti, ma il tuo è speciale. Un sorriso sincero, di cuore. Sincero come il mare d’inverno. Se penso a te mi viene la saudade, che è una parola portoghese intraducibile, che è il senso di nostalgia per qualcosa che non è mai successo. Due mondi opposti, probabilmente. Si sta facendo sera, e il Sole non si specchia più nel lago.” Pensieroso, si fruga nelle tasche cercando le prime stelle nel cielo scuro, e a tastoni trova una foglia dorata, rimasta lì chissà da quanto. Ne sente il profumo, e guarda il lago, come a volerla lasciare lì a galleggiare. Sospira, la rimette in tasca e si dirige verso casa.

la memoria del lago

Era un chiaro pomeriggio di tardo autunno, e le rive del lago erano tinte di talmente tanti rossi e arancioni da offuscarne la bellezza. Ci passeggiava intorno, pensieroso. “Alla fine, il lago è malinconico. Sta lì, in mezzo alle montagne, non si muove, e osserva ciò che gli sta intorno. Ogni tanto qualche pesce lo solletica, il vento lo accarezza e le foglie lo baciano delicatamente. Lui resta lì, impassibile. Alcuni laghi, certo, hanno dei fiumi che entrano ed escono, ma questi lasciano il tempo che trovano. Tutto ciò che cade nel lago resta lì, e lui non può dimenticarselo. Per questo è malinconico: ciabatte, lavatrici, monetine, anelli nuziali, vecchi vestiti, lacrime di saluti amari e amori perduti. È tutto lì, sul fondo, assieme ai sassi, che del lago custodiscono i ricordi.” All’improvviso, il suo riflesso nell’acqua lo guarda serio, e non può fare a meno di sorridere. Lontano, un treno viaggia sferragliando tra le valli, e il sole sta per tramontare.

bleak

così finisce, lavata via dalle mie mani fredde in un lavandino dell'ospedale. finisce, ma non se ne va. resta, con il tuo profumo, nelle nuvole nere d'inverno e nel vento gelido del pomeriggio. lascio che sia la musica a gridare per me, e inghiotto le lacrime.  "i sassi scricchiolano di nuovo sotto le scarpe, e mi si chiude lo stomaco quando capisco. il mattino arriverà, ma per ora è notte. lunga, buia e fredda."

"lose yourself"

"dove cazzo sono finito? è buio, fa freddo e non ho idea di cosa ci sia davanti a me. e domani, ah, ci devo arrivare, a domani. le mani mi fanno male, e gli occhi bruciano. solo il rumore dei sassi ad accompagnarmi. c'è un lampione, fioco, dapprima, ma più brillante man mano che mi ci avvicino. la luce è quasi disturbante, mi mette a disagio. e improvvisamente sono solo nel nulla creato dall'ombra profonda oltre la luce. c'è un cartello." Perdetevi. Senza farvi (troppo) male. Non esiste misura nello smarrimento... è una cosa a cui bisogna essere preparati. "riprendo a camminare, mi getto nell'ombra. dopo i sassi trovo un prato, e mi lascio il lampione alle spalle, ad affievolirsi. continuo a camminare. basta aspettare, e arriverà il mattino." grazie, di nuovo.

pioggia #2

la pioggia accarezza il tetto, la notte mi culla, e le sfuggenti note di una voce dolce accompagnano un pianoforte leggero. scrivo. se potessi strapparmi di dosso l'anima e lasciarla su un pezzo di carta o su una pagina web, sarei soddisfatto del risultato. invece, devo scrivere, e riuscire a far passare quello che sento attraverso un sottile rivolo di inchiostro, e poi attraverso i tasti mi riesce più difficile di quanto sembri. ah, questo tempo che ci tira tutti quanti scemi. certe volte vorrei proprio lasciarmi andare, sdraiarmi sul letto e guardare il soffitto finchè non mi stufo o mi addormento. non ci riesco, però, perchè prima di stufarmi o addormentarmi mi torneresti in mente. oltre le nuvole, una luna d'inverno.

"in your eyes"

amo quando l'universo mi concede una pausa dalle mie paranoie, preoccupazioni e idiozie. ci sono occhi difficili da decifrare, occhi misteriosi, occhi bui, ma anche altri occhi. ci sono occhi indecisi, occhi innamorati, occhi imbarazzati, occhi teneri e occhi che amano. se fosse vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima, dovremmo essere tutti scrutatori di anime. ma gli occhi che ho visto oggi avrebbero potuto squarciare le nuvole e fermare un temporale. 

postcard

Afferro quest'ultimo brandello d'estate, come trattenendo argento vivo tra le mani. I sorrisi e le parole mi sfuggono, e il sole mi scalda. Alla fine, però, scivola via anche lui, come una cavalletta che si divincola dalla tela, nell'ultimo fieno fresco dell'anno.  E le cose continuano ad accadere, incuranti dei miei pensieri.